Riscoperta e recupero di una tradizione compositiva, musicale e canora.

È il risultato di un’indagine iniziatasi da alcuni anni fra i fondi musicali degli Archivi Diocesani di Molfetta e di Ruvo di Puglia e che tuttora continua con le ricerche sul materiale archivistico, i concerti e le incisioni. L’Ensemble Calixtinus ha voluto offrire un saggio del patrimonio artistico e religioso apparentemente alle locali comunità ecclesiali; esso, però, non ne esaurisce la ricchezza e la varietà. Piuttosto testimonia il perdurare – fra XVIII e XIX secolo – di un modo di concepire il canto liturgico secondo schemi e moduli consolidati anche nella tradizione locale. È un modo che si comporre che si rispecchia nel “proprio” del Giovedì Santo, contenuto nel Ruvo di Puglia (XVIII sec.). Si tratta di composizioni in cantus fractus a tre voci e in cantus binatim su temi pseudogregoriani, i quali, con molta probabilità, hanno avuto per autori i musicisti della chiesa ruvese. Infatti, era prassi abbastanza diffusa, specialmente nelle cattedrali, l’affidare a compositori professionisti – spesso appartenenti al clero locale – l’incarico di provvedere al canto liturgico durante le celebrazioni. Così avveniva anche nella Cattedrale di Molfetta, tant’è che Pantaleo Spagnoletta – canonico del Capitolo e autore delle Messa 1° tono, interpretata da Calixtinus – fa parte di unantica dinastia cittadina di mastri di cappella e organisti, della quale Gaetano Villani (XVII-XVIII sec.), Antonio Pansini (1703-1791) e Vito Antonio Cozzoli (1777-1817) furono gli esponenti più noti ed apprezzati. Durante il XIX secolo, ulteriori testimonianze del perdurare di questo manierismo sono i canti “tradizionali”della Settimana Santa, soprattutto i toni delle letture comprese nel Mattutino dell’Ufficio delle Tenebre. Essi assecondano lo stile compositivo della musica popolare e ricalcano le modalità gregoriane (1° e 2° modo) con le tipiche contaminazioni della musica.

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Artisti / ENSEMBLE CALIXTINUS